A te che ogni giorno ti prendi cura di qualcuno – spesso in silenzio, spesso da solo – vorrei augurare qualcosa di diverso dal solito.
Non ti auguro più forza: ne hai già fin troppa.
Non ti auguro più resilienza: l’hai conquistata ogni giorno, anche quando nessuno ti guardava.
Non ti auguro neppure di “farcela”: lo fai già, anche quando senti di non riuscirci.
Ti auguro di renderti conto di tutto ciò che fai e di andarne orgoglioso, invece di sentirti in colpa e insufficiente!
Ti auguro quella dose di sano egoismo sufficiente per pretendere di essere sostenuto e aiutato!
E, soprattutto, ti auguro una comunità attorno che ti veda anche da sola, senza che tu debba chiederle che ti ascolti, ti alleggerisca, perché la comunità non è un contorno della cura, è la cura della cura.
Mani che ti aiutano, voci che ti sostengono, presenze che non devi chiedere due volte.
Che il Natale ti porti questo: non solitudine, ma rete; non silenzio, ma vicinanza; non dover essere forte da solo, ma la possibilità di lasciarti aiutare.
Perché la cura è un atto d’amore.
Ma nessuno dovrebbe amare da solo.
Buon Natale, davvero!
