Per il caregiver

Caregiving: non è sempre la stessa storia

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Perché prendersi cura di un anziano è diverso rispetto a un bambino e cosa cambia per chi assiste?

In un post precedente avevo già parlato delle molteplici emozioni che comporta il caregiving.
Oggi voglio soffermarmi sugli aspetti che contraddistinguono il caregiving per una persona anziana e lo differenziano da quello per un bambino o un giovane. Comprendere tali differenze è determinante per distinguere i bisogni e definire misure di supporto adeguate e mirate, ma può aiutare anche te, caregiver, a comprendere determinate emozioni e a viverle con maggiore serenità.

Certo, tantissimi aspetti del caregiving sono comuni, ad esempio, a una mamma che si prende cura del proprio cucciolo e a una figlia che si prende cura del suo amato genitore: entrambe sono stanche, sacrificano spazio per sé, lo fanno per amore, ma a volte sono affaticate, ecc.

Ma ci sono dei “ma”.

In linea generale, senza voler minimamente sminuire la fatica e le preoccupazioni di un genitore, mentre nei bambini e nei giovani la cura è orientata alla crescita, allo sviluppo, al recupero o alla gestione di malattie acute o croniche con potenziale di guarigione o miglioramento a lungo termine, negli anziani la cura è spesso legata al declino progressivo, alle malattie croniche e, nelle fasi avanzate, a un percorso verso il fine vita.

Questo ha necessariamente implicazioni psicologiche per i caregiver. Mentre nel caso di bambini, giovani e anche giovani adulti, malgrado la stanchezza e l’ansia, c’è un’importante componente di ottimismo e speranza, negli anziani spesso prevale la percezione di perdita progressiva, il lutto anticipatorio, la tristezza e lo sfinimento emotivo.

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La speranza (hope) nei caregiver di giovani può favorire una maggiore resilienza e una migliore adesione alle terapie e ai piani terapeutici. Nel caregiving rivolto agli anziani, invece, possono emergere apatia, senso di fallimento e difficoltà di coping.

La cura degli anziani può spesso chiamare in causa l’anticipazione della perdita e il lutto anticipatorio (anticipatory grief). Si tratta di una forma di lutto vissuta prima della morte vera e propria, caratterizzata da tristezza, paura, perdita di controllo e preoccupazione per il futuro. Tuttavia, alcuni studi dimostrano che, in certi casi, nei caregiver di pazienti anziani il lutto anticipatorio sia talvolta positivamente associato al carico di caregiving.

La preparazione al fine vita rappresenta un aspetto determinante nel caregiving per anziani.

Non sempre il caregiver che assiste una persona anziana è consapevole o accetta la prognosi terminale (quando presente, naturalmente, poiché l’assistenza può riguardare anche anziani più giovani e non particolarmente malati). Talvolta il caregiver non è in grado di comprendere fino in fondo la diagnosi e, soprattutto, la realtà di un’aspettativa di vita limitata.

In molti contesti, il tema della morte è socialmente evitato o poco discusso, portando i caregiver a ignorare o sottovalutare l’irreversibilità della condizione di salute dell’assistito fino a fasi molto avanzate. Questo elemento, invece, è critico nell’assistenza di fine vita. Una comprensione accurata della prognosi è infatti molto importante, perché è associata a scelte di cura più orientate alla qualità della vita e alle cure palliative, e a un minor ricorso a trattamenti aggressivi e non necessari ai fini di un prolungamento della sopravvivenza.

Il supporto al caregiver delle persone anziane in questa fase molto delicata è importantissimo, soprattutto quando il caregiver è, ad esempio, il coniuge convivente. Ho testimoniato personalmente, numerose volte, la disperazione dei figli e la difficoltà ad accettare l’avvicinarsi della morte dei propri genitori.

Va evidenziato anche che chi si occupa di una persona anziana è spesso adulto – e talvolta anziano – e questo genera frequentemente preoccupazioni per il proprio futuro, a maggior ragione se, per assistere, si è rinunciato al proprio posto di lavoro e il caregiving ha causato un conflitto di ruolo (lavoro, vita familiare), oppure ha comportato compromessi che incidono negativamente sulla carriera e sui guadagni. Inoltre, se il caregiver non ha figli o li ha lontani, può temere che, nel momento del bisogno, non potrà contare su un’assistenza simile a quella che sta fornendo.

Il caregiving per anziani è associato, in definitiva, a un carico emotivo elevato e a livelli significativi di burnout, influenzati in particolar modo dalle percezioni di speranza versus perdita, che aumentano con la durata del periodo di assistenza e con il crescere dell’intensità della cura, come avviene soprattutto nel caso delle demenze.

Comprendere queste specificità del caregiving per gli anziani è essenziale per offrire un supporto adeguato ai caregiver, che di certo non può consistere solo in un aiuto economico, e per migliorare gli esiti di salute sia per l’assistito sia per chi assiste.

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