Per il caregiver

Egoismo o cura di se stessi e autocompassione?

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E se la componente base del caregiving fosse un po’ di sano egoismo?

Per me è sempre difficile e delicato consigliare a un caregiver cosa dovrebbe fare per stare meglio, per non “sbottare”, per rilassarsi, per sentirsi meno in colpa. Le variabili che incidono sullo stato di benessere di un caregiver e sulla sua possibilità di reagire sono così tante che dare consigli può risultare molto indelicato.

Ma il pensiero istintivo che mi viene quando sento le loro difficoltà, un po’ in loro difesa, è: “Ma fa uscire un po’ di sano egoismo!”

E se l’“egoismo”, che noi intendiamo come concetto morale negativo, fosse anche un concetto psicologico positivo e misurabile? Può l’egoismo, cioè, essere sano?

Già nel lontano passato, alcuni dei più grandi psicologi e filosofi, come Maslow e Fromm, avevano affrontato questo discorso.

Egoismo sano e self-care

Maslow ha discusso il concetto di healthy selfishness, mentre Fromm (1939) ha considerato il tabù culturale sull’egoismo e argomenta che una forma sana di self-love è essenziale per un equilibrio psicologico.

Un importante lavoro su egoismo sano è quello di Kaufman, S.B., & Jauk, E. (2020), che dimostra che non tutto l’egoismo è negativo e, udite udite, non tutto l’altruismo è buono. La salute psicologica sta nel mezzo!

Prendersi cura di sé, dare valore e rispettare i propri bisogni e limiti, coltivare obiettivi personali e autonomia senza sentirsi in colpa contribuisce positivamente al benessere, mentre l’altruismo patologico causa stress, burnout, risentimento, dinamiche relazionali disfunzionali e peggiora salute mentale.

Un esempio dell’egoismo sano di un caregiver? Essere determinati nel non voler smettere di coltivare il proprio hobby.

Fonte: Unsplash – Arek Adeo

Diverso, seppur molto vicino e spesso confuso, è il concetto di self-care. Il self-care è l’insieme di azioni concrete e comportamenti intenzionali intrapresi per mantenere il proprio benessere fisico, mentale ed emotivo (Martínez, 2021).

Esempi: andare a dormire prima, fare una passeggiata, spegnere il telefono.

In un loro lavoro del 2017, Riegel et al. hanno evidenziato l’importanza del self-care, fornendo dati concreti. Gli autori hanno evidenziato che su un totale di 525.600 minuti all’anno, i pazienti con patologie croniche passano in media solamente 66 minuti con i professionisti sanitari, mentre tutto il tempo restante la gestione della loro salute e benessere è nelle mani degli stessi pazienti e caregiver!

Barriere e diritti al self-care

Probabilmente, mentre leggi queste righe, pensi: “Eh sì, facile a dirsi, ma io non ho tempo oppure non ho le possibilità economiche oppure …per prendermi cura di me”
Ed è vero: la ricerca conferma che ci sono barriere al self-care, come ruoli di genere, difficoltà a ritagliarsi tempo, problemi economici, il proprio carattere e altri ancora.

Ma è altrettanto vero che migliorare il proprio benessere è un diritto, la cui realizzazione può avvenire in tanti modi: magari non i più perfetti, ma sicuramente efficaci.

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Fonte: Unsplash – Darius Bashar

Sebbene gli studi sull’effetto degli interventi di self-care sul benessere dei caregiver non siano numerosi e siano necessari ulteriori approfondimenti, è stato scientificamente dimostrato un loro effetto positivo sul benessere fisico dei caregiver (Liu et al, 2024).

Cosa fare quindi per vivere meglio il ruolo di caregiving?

  • Sviluppare e nutrire sano egoismo e comunicare in modo assertivo le proprie decisioni, convinzioni e bisogni.
    Esempi: imparare a dire “oggi pomeriggio devo prendermi del tempo per me” e prenderselo, chiedere supporto a rete sociale o servizi, assegnare direttamente compiti ai famigliari per non abbandonare lavoro o hobby.
  • Self-care: nutrirsi bene, fare attività fisica, coltivare hobby e frequentazioni al di fuori del caregiving, praticare pause quotidiane, meditazione e altre attività di rilassamento, ma anche ballare in casa, dipingere… fare tutto ciò che contribuisce al proprio benessere.
  • Essere compassionevoli verso se stessi: riconoscere l’immensità di quello che si fa, capire che è normale provare emozioni contrastanti e congratularsi per il proprio contributo e sacrificio.

Self-compassion (autocompassione)

Self-compassion è un altro concetto che riveste anch’esso un ruolo particolare nel “sopravvivere” e vivere bene il ruolo da caregiver. Indica l’atteggiamento che uno assume verso se stesso, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Fonte: Unsplash – Maksym Kaharlytskyi

Mi spiego meglio! Avete presente quando qualcuno vi parla di un proprio insuccesso o di una difficoltà e voi probabilmente lo ascoltate, comprendete, confortate e incoraggiate. Vi domando: fate lo stesso con voi stessi e con i vostri insuccessi e difficoltà? Oppure vi colpevolizzate, sminuite e isolate?

Avere un buon livello di self-compassion ed essere gentili e comprensivi verso se stessi favorisce il benessere psicologico riducendo autocritica, ruminazione e sensi di colpa.

Se vuoi valutare il tuo livello di self-compassion, è disponibile questo test autosomministrato, validato in italiano (Veneziani et al, 2017).

https://self-compassion.org/wp-content/uploads/2018/05/ItalianSCS.pdf

Il calcolo del punteggio richiede un po’ di attenzione e impegno.

Se il punteggio totale (che è dato dalla media dei punteggi delle sei sottovoci) è tra 1 e 2, la tua self-compassion è bassa ovvero hai la tendenza a essere autocritico/a, isolarti ed essere sopraffatto/a dalle emozioni negative; il punteggio tra 2 e 3 indica che la tua self compassion è moderata, se invece realizzi un punteggio tra 3 e 5,5, complimenti, significa che ti tratti con gentilezza e non ti identifichi troppo con le emozioni negative.

In conclusione e dopo tutte queste evidenze, credo proprio di poter dire: Sii un po’ più egoista! Pensare a te incide positivamente sul tuo benessere, ma anche sulla qualità della cura che offri a chi assisti.

E ricordati: tutto sta a cominciare!

  1. Kaufman, S. B., & Jauk, E. (2020). Healthy selfishness and pathological altruism: Measuring two paradoxical forms of selfishness. Frontiers in Psychology, 11, 574234. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2020.574234
  2. Weiß, M., Iotzov, V., Zhou, Y., & Hein, G. (2022). The bright and dark sides of egoism. Frontiers in Psychiatry, 13, 875443. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2022.875443
  3. Greenwood, N., Habibi, R., & Parker, G. (2020). Self‑care needs and practices for the older adult caregiver: An integrative review. Research in Nursing & Health (review), Elsevier Science. (integrative review su self‑care per caregiver anziani)
  4. Waligora, K. J., Bahouth, M. N., & Han, H.‑R. (2019). The self‑care needs and behaviors of dementia informal caregivers: A systematic review. The Gerontologist, 59(5), e565–e583. https://doi.org/10.1093/geront/gny076
  5. Acton, G. J. (2002). Health‑promoting self‑care in family caregivers. Western Journal of Nursing Research, 24(1), 73–86. https://doi.org/10.1177/01939450222045716
  6. Dionne‑Odom, J. N., Demark‑Wahnefried, W., Taylor, R. A., Rocque, G. B., Azuero, A., Kvale, E., … Bakitas, M. (2017). The self‑care practices of family caregivers of persons with poor prognosis cancer: Differences by varying levels of caregiver well‑being and preparedness. Supportive Care in Cancer, 25(8), 2437–2444. https://doi.org/10.1007/s00520-017-3650-7
  7. Lee, S. J., & Gallagher‑Thompson, D. (2019). Health‑promoting self‑care in family caregivers of people with dementia: The views of multiple stakeholders. The Gerontologist, 59(5), e501–e510.
  8. Liu, H., Lou, V. W. Q., & Xu, S. (2024). Randomized controlled trials on promoting self‑care behaviors among informal caregivers of older patients: A systematic review and meta‑analysis. BMC Geriatrics, 24, 86. https://doi.org/10.1186/s12877-023-04614-6
  9. Riegel, B., et al. (2019). Self‑Care Research: Where Are We Now? Where Are We Going? International Journal of Nursing Studies, 116, 103402. (self‑care research overview)
  10. Martínez, N., Connelly, C. D., Pérez, A., & Calero, P. (2021). Self‑care: A concept analysis. International Journal of Nursing Sciences, 8(4), 418–425. (analisi concettuale del self‑care)
  11.  Bozkir, C., Tekin, C. & Kartal, T. The role of caregivers’ self-compassion in care recipients’ depression and malnutrition: a cross-sectional study. BMC Geriatr 25, 751 (2025). https://doi.org/10.1186/s12877-025-06413-7
  12. Veneziani, C. A., Fuochi, G., & Voci, A. (2017). Self-compassion as a healthy attitude toward the self: Factorial and construct validity in an Italian sample. Personality and Individual Differences, 119, 60-68. doi:10.1016/j.paid.2017.06.02