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La luce che cura: perché uscire fa bene a caregiver e assistito

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E cosa fare quando uscire non è possibile?

Hai mai sentito parlare del ritmo circadiano? Si tratta di uno dei concetti fondamentali della biologia e della medicina moderna, oggetto di numerosi studi, che ora ti spiegherò con parole semplici, soprattutto per mettere in evidenza perché è importante uscire ed esporsi alla luce.

Il termine “circadiano” deriva dal latino circa (“intorno“) e dies (“giorno“) e significa letteralmente:
“intorno al giorno”, cioè un ciclo che dura circa 24 ore.

Il ritmo circadiano è un ciclo biologico governato da un “orologio biologico” centrale (nel cervello) e sincronizzato da fattori esterni come attività fisica, orari dei pasti, interazioni sociali … e, in particolar modo dalla luce naturale.

Questo ciclo regola funzioni fondamentali del corpo come il sonno–veglia, la secrezione ormonale (es. melatonina), la temperatura corporea, le funzioni cognitive e l’umore. In sostanza, è un sistema che dice al corpo quando dormire, quando essere attivo e come funzionare durante la giornata.

Semplificando al massimo:

  • Quando c’è luce, il corpo capisce che è giorno e aumenta l’attenzione e l’energia
  • Quando fa buio, il corpo produce melatonina e ci prepara al sonno

Questa alternanza delle attività nelle 24 ore in accordo con il ciclo naturale luce-buio dovrebbe essere rispettata. Durante il giorno bisognerebbe essere attivi ed esporsi alla luce; di notte, invece, dormire ed evitare vari stimoli, inclusa la luce.

Questo spiega perché favorire l’uscita quotidiana di caregiver e assistito non è solo un’attività ricreativa, ma una vera e propria strategia non farmacologica nella gestione dell’assistito, oltre che del caregiver.

Il contatto con la luce è fondamentale per sostenere il ritmo circadiano, in quanto, secondo numerosi studi di diversa natura, aiuta a:

  • migliorare il sonno (di notte)
  • ridurre i sintomi depressivi (in alcuni studi fino al 19%)
  • migliorare la funzione cognitiva
  • ridurre il rischio di demenza
  • migliorare la salute mentale

Quando l’uscita avviene in una giornata di sole, questo incide positivamente anche sulla produzione di vitamina D, in quanto anche pochi minuti di esposizione hanno effetti benefici sulla salute delle ossa e del sistema immunitario.

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Fonte: archivio privato (Split (Cro), Firule)

Come è ovvio, il discostamento da tale ritmo incide negativamente su tutti gli aspetti sopra elencati.

Per il caregiver, il miglioramento del sonno e l’effetto positivo sull’umore, contribuiscono direttamente a ridurre il rischio di burnout e garantiscono, a loro volta, all’assistito un’assistenza di maggiore qualità e sicurezza.

Uscire significa inoltre attivare una serie di altri fattori esterni, oltre alla luce, che sincronizzano l’orologio biologico centrale. Uscire di casa significa mantenere il contatto con l’esterno e una certa socialità, il che si riflette positivamente sullo stato cognitivo e psicologico dell’assistito e del caregiver oltre a tenerli attivi. Osservare i cambiamenti del tempo, delle stagioni, le persone i luoghi… stimola la memoria, l’attenzione e la curiosità. Uscire permette di staccare dai pensieri (spesso negativi) e dalla monotonia della casa e consente anche al caregiver e all’assistito un diverso modo di relazionarsi rispetto a quello domestico.

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Fonte: archivio privato (Split (Cro), Bačvice)

Uscire rappresenta anche un’importante attività fisica sia per il caregiver sia per l’assistito che deambula.

Infine, in certi casi uscire con l’assistito è l’unico, o quasi, modo per uscire anche per il caregiver.

E quando non è possibile uscire?

Purtroppo, non sempre è possibile uscire di casa. Le abitazioni possono presentare numerose barriere architettoniche e l’assenza di ascensori o scale mobili rappresenta, in molti casi, un ostacolo insormontabile.

Organizzare l’uscita attraverso aiuti esterni (servizi comunali, Croce Rossa Italiana, ANPAS, Misericordie) è spesso complicato e costoso; per questo motivo, vi si ricorre generalmente solo nei casi di necessità e non per gestire le uscite quotidiane.

E allora, che cosa si può fare?

Ecco alcuni consigli semplici ma utili:

  1. Non restate in case buie con serrande abbassate e persiane chiuse: favorite l’ingresso della luce naturale e create ambienti luminosi. È particolarmente utile posizionare la sedia o la poltrona dell’assistito vicino alla finestra, soprattutto al mattino. Evitate al risveglio il contatto immediato con cellulari, dispositivi elettronici, rumori o notizie della TV e cercate di favorire un risveglio graduale, con la finestra aperta o almeno osservando la luce naturale. Osservare e ascoltare i suoni provenienti dall’esterno, che seguono il ritmo della giornata e delle stagioni, e commentarli insieme può aiutare a rispettare i ritmi quotidiani.
  2. Durante la giornata, stimolate la persona in modo che rimanga attiva e non trascorra le ore di luce dormendo.
  3. Quando possibile, durante il giorno effettuate brevi esposizioni alla luce solare, anche solo affaciandosi alla finestra.
  4. Se in casa è presente un terrazzo o un balcone, create un piccolo spazio con piante da curare e annaffiare, coinvolgendo l’assistito. Questo favorisce il contatto con la luce e stimola anche il tatto, l’olfatto e il senso di responsabilità. Se non ci sono spazi esterni, potete creare un angolo verde all’interno, vicino a una finestra.
  5. Cercate di garantire la regolarità degli eventi durante la giornata: orari fissi per la sveglia, i pasti e le attività.
  6. Prima del sonno, evitate attività che possano stimolare eccessivamente: abbassate le luci e create un ambiente tranquillo.

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