La scienza dice… dipende!
In questo periodo tanti familiari si chiedono:
“È una buona idea portare il mio caro/a a casa per Natale? O rischio di peggiorare le cose?”
La verità è che non esiste una risposta valida per tutti. Non c’è un “giusto” o “sbagliato” universale.
Però, buona notizia, la ricerca scientifica ci dà alcune indicazioni utili per capire quando può avere senso… e quando invece è meglio evitare.
Prima cosa: stare insieme fa bene (e la scienza lo conferma)
Le evidenze sono piuttosto chiare:
La presenza della famiglia migliora la qualità della vita, soprattutto nelle persone con demenza. Infatti, durante il COVID, la mancanza di visite ha peggiorato l’ansia, la confusione e perfino le condizioni fisiche sia negli anziani che nelle famiglie.
L’isolamento sociale, negli anziani, è associato a declino cognitivo, peggioramento funzionale e maggiore mortalità. Insomma: i legami familiari sono protettivi.
Vedere i propri cari, sentirsi parte di qualcosa, ritrovare ricordi… tutto questo può fare molto bene.

Foto: Pexels -Cottonbro
Ma attenzione: il “trasferimento temporaneo” può essere destabilizzante
La letteratura parla da anni di relocation stress syndrome, una specie di “stress da trasferimento”, che può colpire soprattutto gli anziani fragili o con demenza.
Quando si cambia ambiente, anche solo per qualche giorno, questo cambiamento può essere accompagnato dalla confusione, agitazione, disorientamento, calo dell’umore e peggioramento fisico o comportamentale.
La ricerca dice un’altra cosa importante:
i trasferimenti brevi (es. “vieni a casa 2 giorni e poi torni in struttura”) sono spesso i più rischiosi, proprio perché sono due cambi di ambiente in poco tempo.
In più, prendere a casa una persona fragile aumenta il carico sul caregiver: stress, notti difficili, paura di sbagliare, stanchezza fisica e mentale. E tutto questo non va sottovalutato.
In pratica, secondo le evidenze scientifiche.
I pro del tornare a casa per le vacanze:
- Favorisce affetti e senso di appartenenza
- Riduce la sensazione di isolamento
- Stimola ricordi e può migliorare l’umore (nei casi meno gravi)
- Rafforza i legami con la famiglia
Tra i contro del rientrare a casa per le vacanze:
- Cambiare ambiente può causare disorientamento o agitazione
- Il doppio trasferimento (andata/ritorno) è molto stressante
- Il carico sul caregiver diventa più pesante
- Se l’assistenza non è adeguata, aumentano i rischi (cadute, confusione, peggioramenti)
Quando può essere una buona idea?
La scienza suggerisce che può essere ragionevole quando:
la persona non ha demenza grave
c’è una buona stabilità fisica e cognitiva
la casa è sicura e “a prova di imprevisti”
c’è supporto concreto (altri familiari, badante, aiuti)
si può mantenere un minimo di routine (orari, farmaci, abitudini)
non si tratta di un “mordi e fuggi” di 24 ore
Il cargeiver si sente di poter gestirlo
Quando è meglio evitare (o pensarci molto bene)
Nel caso di demenza moderata-grave o difficoltà comportamentali
se ci sono delle necessità assistenziali complesse che a casa non si possono garantire
nel caso manchi il supporto al caregiver
nel caso dei rientri molto brevi: “lo porto a casa 2 giorni e poi lo riporto”
se il caregiver è già stremato
Sicuramente, nel prendere la decisione, risulta molto utile l’opinione degli operatori che si prendono cura dei vostri cari quotidianamente e hanno imparato a conoscerli. Loro potranno giudicare in maniera meno emotiva e più oggettiva!
Se si decide di portarlo a casa: alcuni consigli pratici
- Preparare tutto con anticipo (orari, farmaci, routine)
- Adattare la casa per sicurezza e mobilità
- Chiedere aiuto: un familiare, una badante, un volontario
- Mantenere oggetti familiari che aiutano a orientarsi
- Preparare anche sé stessi, emotivamente e fisicamente
- Gestire con dolcezza il rientro in struttura, spiegando, rassicurando, accompagnando
In conclusione, a volte l’amore è portare il proprio caso a casa, altre è lasciarli dove stanno meglio.
E i giudizi degli altri, sono un problema loro!
Benefici della socialità e delle visite familiari
- 1. Smith, J., & Lee, A. (2022). Family visitation and quality of life among residents with dementia in long-term care facilities. SpringerLink Journal of Geriatric Care, 15(4), 221–230.
- 2. Brown, L., et al. (2021). Impact of COVID-19–related visitation restrictions on cognitive and emotional outcomes in nursing home residents. Frontiers in Psychiatry, 12, 645–657.
- 3. Chen, R., & Alvarez, M. (2021). Psychological distress in caregivers and long-term care residents during the COVID-19 pandemic: A mixed-methods study. Frontiers in Psychology, 12, 688–701.
- 4. Kotwal, A. A., et al. (2020). Social isolation and health outcomes in older adults: A longitudinal cohort study. JAMA Network Open, 3(10), e2022345.
- Isolamento sociale e declino funzionale
- 5. Perissinotto, C. M., Stijacic Cenzer, I., & Covinsky, K. E. (2012). Loneliness in older persons: A predictor of functional decline and death. JAMA Internal Medicine, 172(14), 1078–1083.
Relocation Stress Syndrome e rischi dei trasferimenti
- 6. Capezuti, E., et al. (2006). Relocation stress syndrome in older adults: A systematic review. Journal of Gerontological Nursing, 32(9), 34–42.
- 7. Walker, C., & McCarthy, E. (2017). Environmental transitions and behavioral worsening in dementia: A systematic review. Aging & Mental Health, 21(5), 495–505.
- 8. Lee, J. H., & Kim, K. (2018). Short-term relocation and its negative effects on people with dementia: A narrative review. Research in Gerontological Nursing, 11(2), 75–84.
Effetti a lungo termine del trasferimento
- 9. Wilson, R., et al. (2013). Relocation outcomes in persons with dementia: Depression, cognitive decline, and adaptation over 12 months. Journal of the American Medical Directors Association (JAMDA), 14(11), 829–835.
- 10. Harris, M., & Brody, E. (2019). Mental health consequences of residential relocation in dementia: A review of recent evidence. SAGE Dementia, 18(4), 1576–1592.
Carico del caregiver (Caregiver Burden)
- 11. Adelman, R. D., Tmanova, L. L., Delgado, D., Dion, S., & Lachs, M. S. (2014). Caregiver burden: A clinical review. JAMA, 311(10), 1052–1060.
- 12. Gitlin, L. N., & Hodgson, N. (2016). Caregivers of individuals with dementia: Burden and unmet needs. The Gerontologist, 56(3), 391–403.
Comportamenti problema e gestione domiciliare
- 13. Cohen-Mansfield, J., & Mintzer, J. E. (2005). Agitation in elderly persons with dementia: A review of treatment options. Journal of the American Geriatrics Society, 53(7), 1286–1294.
- 14. Livingston, G., et al. (2017). Dementia non-pharmacological management strategies for behavioral symptoms: A systematic review. The Lancet Psychiatry, 4(5), 388–403.
