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Capire la Nutrizione Artificiale – Parte 1

enterale

Quando non è possibile mangiare o bere per bocca o non basta più a nutrire in maniera adeguata l’organismo

realizzato in collaborazione con dott. Paolo Orlandoni

La nutrizione artificiale è un tema complesso, che suscita spesso dubbi e domande. Con questa serie di articoli proveremo a fare chiarezza, partendo dalle basi e arrivando agli aspetti più delicati: quando è utile, quali benefici e rischi comporta e come si prendono le decisioni quando la persona è fragile o non è più in grado di esprimere autonomamente la propria volontà.

Quando una persona non riesce più a nutrirsi in maniera adeguata con gli alimenti o le bevande assunte per bocca, oppure non riesce a farlo in sicurezza, è necessario ricorrere alla nutrizione artificiale.

Ma che cosa significa esattamente? Quando viene utilizzata? Chi decide di iniziarla? E una volta iniziata, significa necessariamente che non si potrà più mangiare per bocca?

In questo primo articolo partiamo dalle basi.

Che cos’è la nutrizione artificiale?

La nutrizione artificiale (NA) è una forma di terapia nutrizionale medica. Consiste nel fornire all’organismo i nutrienti necessari attraverso una modalità diversa dalla normale alimentazione per bocca, quando questa non è possibile, non è sicura oppure non è sufficiente a coprire i fabbisogni della persona.

Le più recenti indicazioni della Società Europea di Nutrizione Clinica e Metabolismo (European Society for Clinical Nutrition and Metabolism – ESPEN) collocano la nutrizione artificiale, insieme alla supplementazione nutrizionale orale, nell’ambito della terapia nutrizionale medica.

Questo significa che la nutrizione artificiale non è semplicemente un modo alternativo di “dare da mangiare”: è una terapia.

Come ogni terapia, deve avere un’indicazione, degli obiettivi, ha possibili benefici e rischi e deve essere periodicamente rivalutata.

Chi decide di iniziare una nutrizione artificiale?

La decisione non dovrebbe essere considerata una scelta puramente tecnica e non è necessariamente affidata a un’unica figura professionale. La prescrizione richiede una valutazione clinica da parte di un medico competente in nutrizione clinica, secondo l’organizzazione prevista dal contesto sanitario in cui la persona viene assistita; altri medici specialisti possono essere coinvolti in relazione alla patologia e alle condizioni della persona

La gestione della nutrizione artificiale coinvolge altre figure professionali, ciascuna con competenze specifiche: il dietista contribuisce alla valutazione nutrizionale e alla definizione del piano nutrizionale; l’infermiere gestisce e monitora gli accessi e la somministrazione della nutrizione; il logopedista valuta il grado di disfagia e la possibilità della ripresa dell’ alimentazione per bocca.

Si tratta quindi, soprattutto nei casi più complessi, di un percorso multidisciplinare e personalizzato.

A chi può essere necessaria?

La nutrizione artificiale può essere presa in considerazione quando una persona:

  • non riesce a mangiare o bere per bocca (In quest’ultimo caso si parla dell’idratazione artificiale);
  • riesce ad assumere alimenti, ma in quantità non sufficienti a coprire i propri fabbisogni nutrizionali come, ad esempio, quando presenta una condizione clinica nella quale l’alimentazione abituale non è sufficiente a garantire un adeguato apporto nutrizionale.
  • non riesce ad alimentarsi per bocca in modo sicuro, per esempio a causa di una disfagia importante;

La nutrizione artificiale può rendersi necessaria, per esempio, in alcune malattie neurologiche, oncologiche o gastrointestinali, oppure durante determinate fasi di una malattia acuta o dopo alcuni interventi chirurgici.

Nell’anziano, inoltre, la difficoltà a nutrirsi può essere il risultato della presenza contemporanea di più fattori: disfagia, fragilità, perdita dell’appetito, deterioramento cognitivo, riduzione dell’autonomia e presenza di più malattie.

Per questo motivo, la decisione richiede un’attenta valutazione della condizione clinica complessiva e degli obiettivi di cura e, per quanto riguarda l’alimentazione in atto, non soltanto della quantità di cibo assunta, ma anche della qualità.

Se una persona mangia poco, bisogna iniziare la nutrizione artificiale?

No.

Mangiare poco, da solo, non significa automaticamente che sia necessario ricorrere alla nutrizione artificiale.

Quando possibile, prima si valuta se sia possibile mantenere o migliorare un’alimentazione per bocca adeguata e sicura. Questo può comprendere interventi sul contenuto nutrizionale degli alimenti, l’utilizzo di integratori o di supplementi nutrizionali orali (specifici per le diverse esigenze nutrizionali e per patologia), oltre ad interventi sulla consistenza e sulla modalità di assunzione degli alimenti, nei casi di disfagia.

Quando l’alimentazione per bocca non è possibile, non è sicura o non è sufficiente, si valuta quale forma di nutrizione artificiale sia più appropriata, tenendo presenti, oltre alla possibilità tecnica di impianto dei vari dispositivi per la somministrazione dei nutrienti, anche gli obiettivi della cura, il rapporto rischio/beneficio,  e il grado di accettazione e collaborazione di ogni specifico  paziente.

Qui entrano in gioco due importanti principi della bioetica: beneficenza e non-maleficenza.

In parole semplici: cercare di ottenere un beneficio per il paziente, evitando per quanto possibile di sottoporlo a trattamenti che possano provocare un danno o un peso sproporzionato rispetto al beneficio atteso.

Il paziente deve essere informato?

Sì.

Come per ogni trattamento sanitario, la persona deve ricevere informazioni comprensibili sulla proposta terapeutica, sui suoi possibili benefici e rischi e sulle alternative disponibili, in modo da poter partecipare alla decisione secondo le proprie capacità e la propria volontà. Quando una persona non è in grado di partecipare autonomamente alle decisioni, la situazione diventa più complessa. La decisione in tal caso dovrebbe prenderla un legale rappresentante.

In cosa consiste concretamente la nutrizione artificiale?

La nutrizione artificiale consiste nella somministrazione di nutrienti attraverso due principali modalità: enterale e parenterale.

Nutrizione enterale (NE) utilizza il tratto gastrointestinale.

I nutrienti vengono somministrati direttamente nello stomaco o nell’intestino attraverso una sonda o una stomia, quando l’apparato digerente può essere utilizzato in modo adeguato.

Le principali vie di accesso sono:

  • Sonda nasogastrica (SNG): si introduce dal naso e raggiunge lo stomaco. È utilizzata soprattutto quando si inizia una nutrizione enterale e per alcuni mesi successivi, per valutare l’efficacia clinica.
  • Sonda nasoenterica o naso-digiunale: si introduce dal naso e raggiunge il duodeno o il digiuno. Può essere utilizzata quando è preferibile somministrare la nutrizione oltre lo stomaco.
  • Gastrostomia, per via endoscopica (PEG) o chirurgica: la sonda nutrizionale è inserita direttamente nello stomaco attraverso la parete addominale. Può essere presa in considerazione quando le condizioni cliniche del paziente sono stabili e si prevede la necessità di una nutrizione enterale a lungo termine.
  • Digiunostomia/PEJ: consente di somministrare la nutrizione direttamente nel digiuno e può essere utilizzata in situazioni selezionate in cui è necessario bypassare lo stomaco.

Nutrizione parenterale (NP) segue una strada completamente diversa. I nutrienti vengono somministrati direttamente nel circolo sanguigno, bypassando il tratto gastrointestinale.

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Fonte: Unisplash Diana Polekhina

La nutrizione parenterale può essere somministrata attraverso differenti accessi venosi:

  • via venosa periferica, il cateterino vascolare viene inserito in una vena del braccio. È generalmente utilizzata per periodi limitati e con soluzioni compatibili con questo tipo di accesso (midline)
  • via venosa centrale, attraverso un catetere la cui punta raggiunge il passaggio tra vena cava superiore e l’atrio dx. L’inserimento avviene sotto visione ecografica o in una vena del braccio (PICC) o in una vena del collo (CVC). La via centrale permette di somministrare soluzioni più concentrate ed è particolarmente utile quando la nutrizione deve essere più completa o prolungata.

Che cosa viene somministrato attraverso le sonde?

Nel caso della nutrizione enterale vengono utilizzati prodotti industriali completi di tutte le componenti nutrizionali necessarie a coprire i fabbisogni dei pazienti a seconda della condizione clinica (grassi, carboidrati, vitamine, proteine…). È possibile utilizzare anche alimenti naturali frullati, opportunamente preparati e somministrati attraverso la sonda. Il cibo naturale può essere preferito per il suo forte valore simbolico, affettivo e culturale. Tuttavia, la sua somministrazione tramite sonda presenta alcune difficoltà: composizione nutrizionale variabile, difficoltà nel garantire tutti i nutrienti e i fabbisogni energetico-proteici, maggiore rischio di contaminazione, difficoltà di preparazione e conservazione e possibile ostruzione della sonda. Per questo, le formule enterali standardizzate offrono generalmente una maggiore sicurezza e un apporto nutrizionale più controllabile.

Le soluzioni di nutrizione parenterale possono contenere, in proporzioni diverse a seconda delle necessità della persona e del tipo di accesso, glucosio, aminoacidi, lipidi, elettroliti e acqua; le vitamine e  gli oligoelementi vengono aggiunti a parte.

Nutrizione artificiale significa non poter più mangiare per bocca?

No, non necessariamente.

L’inizio di una nutrizione artificiale non significa automaticamente che la persona debba smettere completamente di mangiare o bere per bocca.

In alcune situazioni può essere possibile mantenere una parziale alimentazione orale, se questa è compatibile con le condizioni cliniche e, soprattutto, se l’assunzione per bocca è sufficientemente sicura.

La possibilità di continuare a mangiare per bocca deve essere valutata caso per caso.

Una volta iniziata, la nutrizione artificiale è per sempre?

No.

La nutrizione artificiale può essere necessaria soltanto temporaneamente come, per esempio, durante alcune fasi di una malattia acuta, dopo determinati interventi chirurgici o in seguito a condizioni che compromettono temporaneamente la capacità di alimentarsi.

Se le condizioni della persona migliorano e diventa nuovamente possibile assumere una quantità adeguata e sicura di alimenti e liquidi per bocca, la necessità della nutrizione artificiale può diminuire fino a rendere possibile la sua sospensione.

Le condizioni cliniche del paziente in nutrizione artificiale, anche se a lungo termine, vanno monitorate periodicamente da un medico esperto in nutrizione clinica, che può modificare la terapia nutrizionale, secondo necessità, o sospenderla.

I pazienti in nutrizione artificiale domiciliare devono essere seguiti da un centro di riferimento riconosciuto, in grado di garantire la qualità della cura.

Cardenas D, Burgos R, Rothenberg E …ESPEN practical guideline on ethical aspects of medical nutrition therapyClinical Nutrition, 20Cardenas D, Burgos R, Rothenberg E, Ballmer P, Barrocas A, Bischoff SC, Cuerda C, Genton L, Gura K, Hiesmayr M, Jain AK, Klek S, Poullenot F, Schneider S, Schwartz DB, Singer P, Uyar M, van der Werf M, Weimann A, Druml C. ESPEN practical guideline on ethical aspects of medical nutrition therapy. Clin Nutr. 2026 May;60:106622. doi: 10.1016/j.clnu.2026.106622. Epub 2026 Mar 14. PMID: 41895152.26; 60