Per il caregiver

Il caregiver uomo: un modo diverso di vivere la cura?

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Quando la cura passa attraverso il fare

Quando si parla di caregiver familiare, l’immagine più comune è ancora quella di una donna: una moglie, una figlia o una nuora che si occupa della persona malata e cerca di conciliare assistenza, famiglia e lavoro. Eppure, gli uomini rappresentano una parte significativa dei caregiver. Negli Stati Uniti, ad esempio, il rapporto Caregiving in the U.S. 2015 stimava che fossero circa il 40% del totale.

Il genere, da solo, non permette certamente di prevedere come una persona reagirà alla malattia di un genitore o del proprio partner. Può però aiutarci a comprendere alcune differenze nelle modalità con cui le persone affrontano il ruolo, cercano informazioni e nel definire la tipologia di aiuto e sostegno migliore. Comprendere tali differenze può essere particolarmente utile anche quando l’assistenza viene condivisa da più familiari. Pensiamo, ad esempio, a due fratelli che si occupano della madre con demenza: entrambi possono essere profondamente coinvolti e avere a cuore il suo benessere, ma possono interpretare in modo molto diverso ciò che dovrebbe essere fatto. Se queste differenze non vengono comprese, è facile che vengano interpretate come disinteresse, rigidità o mancanza di collaborazione, quando in realtà possono rappresentare semplicemente due modi differenti di affrontare la stessa situazione.

Essere l’uomo: pragmaticità

Per un uomo, così come per una donna, l’ingresso nel caregiving comporta spesso un cambiamento importante nella relazione con la persona assistita. Questo è particolarmente evidente quando il caregiver è un figlio che si trova a prendersi cura di uno dei propri genitori.

La ricerca di Poisson e colleghi (2023), che ha confrontato caregiver uomini e donne nell’ambito della demenza, non ha rilevato differenze significative nei livelli di burden riportati. Le differenze sono emerse soprattutto nel modo di descrivere l’esperienza e di rapportarsi ai servizi: gli uomini tendevano maggiormente a concentrarsi sugli aspetti pratici e funzionali dell’assistenza.

Un elemento che la ricerca sui caregiver uomini sta approfondendo sempre di più riguarda il rapporto tra caregiving e norme sociali legate alla mascolinità.

Per molti uomini, infatti, crescere significa anche interiorizzare l’idea che un uomo debba essere autonomo, capace di risolvere i problemi, razionale, resistente alle difficoltà e in grado di mantenere il controllo della situazione. Naturalmente, non tutti gli uomini si riconoscono in questo modello e non tutti lo vivono nello stesso modo, ma queste aspettative possono influenzare il modo in cui viene affrontato un ruolo di cura.

Il loro approccio sembra essere molto orientato ai compiti e alla risoluzione dei problemi, il che può permettere loro di avere inizialmente successo nel ruolo di caregiver e persino di trarne soddisfazione.

Per gli uomini, ottenere informazioni può rappresentare un modo per entrare più profondamente in una situazione, comprenderne meglio il contesto e poi determinare come soddisfare nel modo più completo possibile i bisogni della persona assistita. In questo senso, il desiderio di informazioni pratiche non rappresenta necessariamente un modo per evitare il coinvolgimento personale, ma può costituire un punto di ingresso nel ruolo.

Molti uomini si adattano in modo creativo, imparano e riescono a gestire bene la situazione. Possono affrontare con successo nuove sfide nello stesso modo in cui hanno affrontato precedenti esperienze lavorative, per esempio individuando un approccio concreto al compito da svolgere.

Di fatto, molto spesso gli uomini manifestano il loro affetto ed emozioni attraverso le azioni piuttosto che attraverso le parole (Kaye & Applegate, 1990).

Gli uomini sembrano essere più determinati a concedersi momenti di pausa personale e a mantenere interessi al di fuori del ruolo di caregiver rispetto alle loro controparti femminili.

In particolare, gli uomini caregiver si preoccupano frequentemente delle proprie risorse finanziarie e di quanto a lungo saranno sufficienti. Le informazioni su come valutare le risorse economiche o i servizi di supporto presenti nella comunità possono aiutare i caregiver a orientarsi all’interno di sistemi di assistenza complessi e talvolta nuovi per loro.

Le emozioni

Quando una persona affronta una situazione complessa cercando informazioni, organizzando le attività e concentrandosi sulla soluzione dei problemi, siamo spesso portati a descriverla come “poco emotiva”. Ma questa interpretazione confonde due aspetti diversi: il modo in cui una persona manifesta ciò che prova e ciò che effettivamente prova!

Un uomo può non parlare frequentemente della propria tristezza e, nello stesso tempo, vivere profondamente la perdita del genitore che conosceva prima della malattia. Può concentrarsi sulla gestione delle visite, delle terapie e delle questioni economiche perché sono gli aspetti sui quali riesce concretamente a intervenire, mentre ciò che riguarda il progressivo cambiamento della persona amata rimane più difficile da affrontare.

In questo senso, la pragmaticità può rappresentare anche una risorsa. Avere la capacità di organizzare, pianificare e affrontare i problemi permette a molti caregiver di gestire situazioni estremamente complesse e di mantenere una certa continuità nella vita quotidiana.

La stessa caratteristica, però, può diventare un limite quando si trasforma nell’idea di dover fare tutto da soli.

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Fonte: Unsplash – Jam Sahagun

Sostegno al caregiver maschio

Viene spesso fatta una distinzione tra il grado con cui uomini e donne cercano assistenza e/o il tipo di informazioni che ricercano riguardo al loro ruolo di caregiver.

Alcuni uomini sembrano arrivare ai servizi dopo aver cercato a lungo di gestire autonomamente la situazione e, quando chiedono supporto, possono essere maggiormente interessati a informazioni concrete: cosa bisogna fare, quali servizi sono disponibili, come organizzare l’assistenza e come affrontare i problemi che si presentano quotidianamente.

Uno studio recente condotto su 32 caregiver uomini di persone con demenza ha rilevato proprio questa tendenza: gli uomini intervistati riferivano di rivolgersi ai servizi soprattutto quando la situazione diventava difficile da gestire e mostravano una preferenza per un supporto professionale concreto e orientato alla soluzione dei problemi. Gli autori sottolineano inoltre alcune differenze tra figli e mariti caregiver, ricordandoci che anche il rapporto con la persona assistita influenza profondamente il modo di vivere il ruolo.

Attenzione però agli stereotipi

È importante non trasformare queste osservazioni in nuovi stereotipi.

Non esiste un unico modo di essere caregiver uomo, così come non esiste un unico modo di essere caregiver donna. Il genere può influenzare l’esperienza, ma insieme ad altri fattori altrettanto importanti: la relazione con la persona assistita, la storia familiare, l’età, il lavoro, le risorse economiche e il carattere della persona.

Per questo, quando incontriamo un uomo che si prende cura di un familiare, forse la domanda più utile non è quanto il suo comportamento corrisponda all’immagine che abbiamo del caregiver maschile, ma quali siano realmente le sue esigenze e quale sia il modo più adatto per sostenerlo.

A volte il primo passo sarà un’informazione pratica, altre volte un aiuto nell’organizzazione dell’assistenza e altre ancora la possibilità di parlare di ciò che sta vivendo. L’importante è riuscire a riconoscere la persona prima ancora del ruolo che ricopre.

Per chi volesse approfondire

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Poisson, V. O., Poulos, R. G., Withall, A. L., Reilly, A., Emerson, L., & O’Connor, C. M. C. (2023). A mixed method study exploring gender differences in dementia caregiving. Dementia, 22(8), 1862–1885. https://doi.org/10.1177/14713012231201595

Robinson, C. A., Bottorff, J. L., Pesut, B., Oliffe, J. L., & Tomlinson, J. (2014). The male face of caregiving: A scoping review of men caring for a person with dementia. American Journal of Men’s Health, 8(5), 409–426. https://doi.org/10.1177/1557988313519671

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