Invecchiamento e vecchiaia

Chi si prende cura di chi si prende cura dei propri parenti anziani?

vitaly gariev jyg5nftloy0 unsplash

Perché il caregiving è diventato anche un tema di people management?

Secondo le più recenti stime disponibili, in Italia i caregiver familiari che assistono persone anziane sono diversi milioni, con una presenza significativa anche tra le persone in età lavorativa, spesso ancora alle prese con la loro genitorialità (la famosa generazione sandwich) o addirittura ragazzi che si stanno ancora formando e, contemporaneamente, si prendono cura dei propri genitori o nonni. Non si tratta quindi di una condizione marginale o destinata a riguardare solo una fase avanzata della vita: è un fenomeno che entra sempre più spesso nelle famiglie e nei luoghi di lavoro.

E, sempre più spesso, come nel mio caso, c’è un’ulteriore complicazione: la distanza e la residenza in due diversi Stati membri dell’Unione europea, con sistemi di welfare e di assistenza che non dialogano tra loro. Chi lavora in uno Stato membro e deve assistere un familiare residente in un altro si trova spesso privo di strumenti adeguati e finisce per ricorrere a ferie, permessi personali o soluzioni improvvisate.

Le trasformazioni demografiche raccontano anche il cambio delle strutture familiari e una ridotta capacità della famiglia di assorbire completamente il peso della cura.

Pensare che il caregiving possa essere gestito esclusivamente all’interno della sfera privata è sempre meno realistico.

Ed è proprio questa esperienza che mi ha fatto riflettere su un aspetto di cui si parla ancora troppo poco: il caregiving non è più soltanto un tema di welfare pubblico. È diventato anche un tema di people management.

Un riconoscimento importante, ma ancora incompleto

Negli ultimi anni la figura del caregiver familiare ha ottenuto un riconoscimento crescente e oggi esistono strumenti importanti, come i permessi previsti dalla Legge 104, i congedi straordinari, alcune forme di flessibilità lavorativa e, quando possibile, lo smart working.

Sono misure preziose, ma non riescono a rispondere a tutte le situazioni.

Chi assiste un familiare che vive lontano, o addirittura in un altro Paese, può trovarsi a non poter beneficiare degli stessi strumenti o a dover comunque utilizzare ferie e permessi personali. Anche i servizi di orientamento e accompagnamento risultano spesso frammentati e molto diversi da territorio a territorio.

Il caregiver inoltre non ha bisogno soltanto di tempo.

Ha bisogno anche di orientarsi: capire a chi rivolgersi, quali servizi esistono, come affrontare pratiche sanitarie e amministrative, come organizzare un percorso di assistenza che può durare anni.

Perché il problema, spesso, non è soltanto trovare il tempo per prendersi cura di qualcuno. È capire come farlo.

Perché questo riguarda anche le aziende

A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: perché dovrebbe interessarsene un’azienda?

La risposta è semplice: perché il caregiving entra già ogni giorno nelle organizzazioni, anche se spesso rimane invisibile.

Si manifesta attraverso assenze improvvise, richieste di flessibilità, difficoltà di concentrazione, stress, burnout, rinunce a opportunità di crescita professionale e, nei casi più complessi, dimissioni.

nico smit nltbkzvl0us unsplash

Fonte: Tim Marshall – Unsplash

Dietro un calo di produttività potrebbe esserci una persona che ha trascorso la notte accanto a un genitore ricoverato.

Dietro una richiesta di flessibilità potrebbe esserci qualcuno che sta cercando di organizzare visite mediche, assistenza domiciliare o il trasferimento di un familiare in una struttura.

Dietro una scelta di lasciare il lavoro potrebbe esserci un carico di cura diventato insostenibile.

Non sto dicendo che le aziende debbano sostituirsi al sistema pubblico.

Sto dicendo che hanno tutto l’interesse a riconoscere e gestire un fenomeno che è già presente nelle loro organizzazioni e che incide sul benessere delle persone, sulla produttività e sull’engagement.

Dal welfare dei benefit al welfare della cura

Quando si parla di welfare aziendale si pensa spesso ad assicurazioni sanitarie, previdenza complementare, convenzioni o contributi economici.

Sono strumenti importanti, ma il sostegno ai caregiver non richiede necessariamente grandi investimenti economici.

Molto spesso significa offrire servizi.

Un’azienda può aiutare concretamente i propri dipendenti attraverso uno sportello di orientamento, una consulenza sui percorsi assistenziali, supporto nella ricerca di assistenti familiari, convenzioni con enti specializzati, aiuto nella gestione delle pratiche amministrative, informazioni sui servizi disponibili o una maggiore flessibilità organizzativa nei periodi più complessi.

Sono interventi che possono avere un impatto molto significativo perché riducono il carico organizzativo e mentale che accompagna ogni percorso di cura.

Il valore, in questo caso, non sta soltanto nella risorsa economica messa a disposizione, ma nella capacità di semplificare una situazione complessa.

Un welfare aziendale capace di accompagnare i caregiver non sostituisce e non ha il compito di sostituire i servizi pubblici.

Aiuta le persone a orientarsi meglio tra le risorse esistenti, permette loro di affrontare con maggiore serenità una fase della vita che inevitabilmente si riflette anche sul lavoro e consente alle organizzazioni di essere più vicine ai bisogni reali dei propri dipendenti.

Una sfida destinata a crescere

Per decenni abbiamo dato per scontato che la famiglia fosse in grado di assorbire quasi interamente il peso della non autosufficienza. Oggi quella famiglia è cambiata. È più piccola, più dispersa geograficamente e più esposta alla mobilità lavorativa.

Per questo continuare a considerare il caregiving una questione esclusivamente privata significa non vedere un cambiamento che riguarda già milioni di lavoratori e che, inevitabilmente, entra ogni giorno anche nelle aziende.

Il futuro del welfare aziendale passa anche da qui: riconoscere che molti dipendenti, prima ancora di iniziare la loro giornata di lavoro, stanno già svolgendo un altro lavoro, invisibile e non retribuito, che consiste nel prendersi cura di qualcuno.

Fonte: Nico Smit- Unsplash

Riconoscere questa realtà non significa trasformare le aziende in servizi sociali.

Significa fare buon people management.

Perché prendersi cura di chi si prende cura, oggi, non è soltanto una scelta di welfare.

È una scelta di sostenibilità organizzativa. E molte aziende lo hanno già capito.

I dati citati sono tratti dai più recenti rapporti di CNEL, Censis e ISTAT sul caregiving e sulle trasformazioni demografiche in Italia.