La tecnica ABC: utile per caregiver e non solo
Venerdì 22/05 ho assistito al secondo incontro organizzato dalla Cooperativa Amore e Vita a supporto dei caregiver delle persone con demenza, gestito dalla dott.ssa Serena Rabini, direttrice sanitaria del Centro Diurno Bruno Camillucci.
In una presentazione lunga ed esauriente, mi ha particolarmente colpita la parte dedicata alla tecnica ABC, uno strumento utile per comprendere e gestire meglio le reazioni emotive legate al caregiving.
Si è parlato di come la demenza di un familiare impatti lo stato psicologico e la vita dei caregiver: dal senso di inutilità per gli sforzi che si compiono senza riuscire a migliorare la situazione (lo prova oltre il 90% dei caregiver), all’interruzione delle attività per sé stessi (oltre il 60%), fino all’allontanamento dagli altri membri della famiglia (figli/coniugi quando ci si prende cura, ad esempio, di un genitore).
Si è parlato inoltre di stanchezza (un problema che affronta ben l’87% dei caregiver), depressione (oltre il 40%), deterioramento dello stato nutrizionale – perdita o incremento del peso – in oltre il 30% dei casi, cambiamento o perdita del lavoro, soprattutto per quanto riguarda le donne.
Si è parlato dello stress; quella condizione che dovrebbe essere una risposta temporanea dell’organismo a una richiesta o minaccia, ma che nel caregiving spesso diventa cronica perché la “minaccia” è continua, portando frequentemente al logorio.
Perché l’ABC è utile qui
Date le conseguenze del caregiving su chi assiste, sono frequenti reazioni intense che spesso incidono negativamente sia sul caregiver sia sull’assistito. Grazie però a una specifica tecnica presentata dalla dott.ssa Rabini, il caregiver può aiutare sé stesso a riconoscere i propri limiti, evitare escalation impulsive e mantenere una relazione di cura più sostenibile nel tempo.

Fonte: Unspalsh – John Moeses Bauan
La tecnica ABC è una tecnica che permette di prendere coscienza dei nostri pensieri. Per praticarla ci si può aiutare con un diario, annotando situazioni, pensieri ed emozioni.
La tecnica si basa su tre elementi:
- A (Activating Event): l’evento attivante, cioè un fatto, una situazione, una notizia – attuale o passata – che scatena i nostri pensieri e le nostre interpretazioni.
- B (Beliefs): l’insieme dei pensieri, delle convinzioni e delle interpretazioni che diamo a quell’evento.
- C (Consequences): le conseguenze emotive e comportamentali, cioè ciò che proviamo e facciamo in risposta all’A e al B.
Si sente spesso dire: “Non è tanto quello che succede ma il significato che gli diamo”. Ed è proprio questo il punto. Peccato che spesso i nostri giudizi e le nostre considerazioni siano automatici. Proprio per questo la tecnica suggerisce di soffermarsi su di essi, perché altrimenti rischiano di sfuggirci.
L’evento non si può cambiare, ma l’interpretazione dell’evento sì!
L’obiettivo è quindi, semplificando al massimo, modificare il pensiero che porta a un’emozione migliore e più gestibile.
Nel contesto del caregiving (assistenza continuativa a un familiare o a una persona fragile), la tecnica ABC è utile soprattutto per:
- riconoscere il carico emotivo
- prevenire stress cronico e burnout
- ridurre senso di colpa, impotenza e autosvalutazione
- migliorare la regolazione emotiva nelle situazioni difficili
Esempio pratico
A – Evento attivante
La persona che assisto oggi ha rifiutato il mio aiuto ed è stata aggressiva.
B – Credenze / pensieri
- “Sto sbagliando tutto.”
- “Non sono abbastanza capace.”
- “Dovrei riuscire a gestire tutto senza stancarmi.”
C – Conseguenze
- tristezza
- rabbia
- senso di colpa
- esaurimento emotivo
- tendenza a isolarsi o a sovraccaricarsi ancora di più
Intervenendo quindi sul B, l’ABC aiuta a sostituire queste idee con pensieri più realistici:
- “Fare pause non significa abbandonare qualcuno.”
- “Anche io ho limiti fisiologici.”
Questi pensieri, più oggettivi ed equilibrati, riducono reazioni automatiche come:
- autosvalutazione
- catastrofizzazione
- iper-responsabilizzazione
e portano più facilmente a richiedere aiuto, a riposare e a non sentirsi egoisti se si cerca di non “annegare”.
Un altro esempio
Un figlio cerca di lavare il padre anziano.
Il padre reagisce con aggressività verbale e rifiuta l’aiuto.
Il figlio perde la calma e gli urla contro.
A – Evento attivante
Il padre diventa aggressivo mentre il figlio cerca di lavarlo per il suo bene.
B – Pensieri / interpretazioni
Nel figlio possono comparire pensieri automatici come:
- “Dopo tutto quello che faccio, è ingiusto.”
- “Se non riesco a gestire questa situazione, sto fallendo.”
- “Devo riuscire a controllare tutto.”
- “Mi sta attaccando personalmente.”
C – Conseguenze
Emotive
- rabbia
- frustrazione
- senso di impotenza
- dolore emotivo
Comportamentali
- il figlio urla
- il conflitto peggiora
- il genitore si agita ancora di più
- il figlio poi può sentirsi in colpa
Ristrutturazione cognitiva (parte utile dell’ABC)
Dopo aver riconosciuto i pensieri automatici, si prova a riformularli in modo più realistico.
Pensiero iniziale
“Mi sta facendo questo apposta.”
Alternativa più equilibrata
“Probabilmente è spaventato, confuso o sta vivendo la situazione come invasiva.”
Pensiero iniziale
“Devo riuscire a gestire tutto perfettamente.”
Alternativa
“Questa è una situazione difficile. Posso fare del mio meglio senza essere perfetto.”
Pensiero iniziale
“Se mi arrabbio sono un pessimo figlio.”
Alternativa
“Sto reagendo sotto forte stress. Posso cercare modi migliori per gestire la situazione.”
Prendersi cura di qualcuno non significa essere perfetti.
A volte significa semplicemente fermarsi, respirare e provare a guardare la situazione con occhi diversi. Anche questo è cura.
