Per assistere, Per il caregiver

Animali di compagnia per l’anziano e il caregiver: si o no?

gimbo 3

Pet ownership vs. pet therapy

Pochi giorni fa, in una community di caregiver, ho letto l’intervento di una moglie caregiver che raccontava e documentava, con alcune foto, l’impatto positivo che il loro gattino ha sulla quotidianità sua, del caregiver, e del suo marito, seppur quest’ultimo fosse incosciente e completamente dipendente dalla sua assistenza.

La foto mi ha colpito in particolar modo perché il signore era anche in nutrizione artificiale e la prima reazione, nel vedere il gattino sdraiato sulle gambe del marito della signora, è stata il pensiero: “Ma non è pericoloso?”. Invece la signora raccontava di questo gattino che passava ore sdraiato, calmo, sulle gambe del signore e di quanto calore e serenità dia a lei questo animaletto, adottato per caso e non senza timore per le possibili conseguenze.

Ho ripensato al bene che ha fatto a me e ai miei figli il nostro adorato Gimbo che, come spesso accade, abbiamo adottato in una fase particolarmente triste della nostra vita, ovvero dopo la morte di mio padre.
Vedendo il benessere che ci dava, in quel momento avevo pensato di prendere un gattino anche a mia madre, rimasta da sola.

Sono ben conosciuti e dimostrati nella letteratura gli effetti benefici che hanno gli animali sulle persone e sugli anziani: fanno compagnia e riducono il senso di solitudine, mantengono impegnati, stimolano il movimento e l’incontro con altre persone, e hanno benefici emotivi e cognitivi perché stimolano la memoria e il senso di responsabilità.

E se poi non l’ho fatto, è perché ho ripensato immediatamente a tutte quelle volte in cui Gimbo mi è corso tra le gambe facendomi rischiare di fare dei bei voli e di cadere, o al peso della lettiera che settimanalmente dovevo trascinare dal negozio a casa. Di fatto, avere un animale, per quanto indipendente come lo è un gatto, comporta comunque un importante impegno: fisico ed economico.

Le evidenze scientifiche riguardanti la convivenza con animali domestici (pet ownership) sono eterogenee e non conclusive. Gli studi si concentrano prevalentemente su:
benessere psicologico (solitudine, qualità della vita),
attività fisica (soprattutto nei proprietari di cani),
possibili effetti sulla salute cardiovascolare
(Curl et al., 2016; Raina et al., 1999).

I risultati, però, sono variabili e fortemente dipendenti da fattori contestuali (livello di autonomia dell’anziano, tipo di animale, supporto sociale).

Un aspetto rilevante è che la maggior parte della ricerca si è concentrata principalmente sull’anziano/paziente, mentre l’impatto sul caregiver è stato molto meno studiato.

Pet ownership e caregiver informale

Le evidenze disponibili sul caregiver sono limitate e suggeriscono effetti contrastanti: da un lato benefici indiretti (anziano più sereno), dall’altro un possibile aumento del carico assistenziale (Bibbo, 2016; Reniers et al., 2023).

Lo studio dell’Università del Missouri (Rebecca Bibbo, 2016) mostra che la presenza di un animale nella casa della persona assistita comporta un aumento concreto dell’impegno del caregiver, che arriva mediamente a circa 12,5 ore settimanali dedicate alla cura dell’animale. Questo impegno cresce ulteriormente con l’aumentare della dipendenza dell’assistito, poiché il caregiver deve farsi carico di un numero maggiore di attività quotidiane legate anche all’animale.

Tuttavia, l’impatto di questo carico aggiuntivo non è uniforme, ma dipende in modo significativo dalla qualità della relazione tra caregiver e assistito, in linea con quanto evidenziato anche da Monika Pinquart e Silke Sörensen (2011) e da Yun-Fang Yang et al. (2014). In particolare:

quando il rapporto è positivo e caratterizzato da un buon legame, il caregiver tende a percepire queste attività come più sostenibili e persino significative. In questi casi, il caregiver è più incline a vivere l’impegno con soddisfazione, soprattutto perché riconosce il beneficio emotivo e il benessere che l’animale apporta alla persona assistita (Bibbo, 2016);

• al contrario, quando la relazione è più fragile o conflittuale, le stesse attività legate alla gestione dell’animale possono diventare un fattore di stress rilevante, contribuendo ad aumentare il carico assistenziale percepito e favorendo condizioni di burnout (Bibbo, 2016).

In sintesi, lo studio dimostra che non è tanto la presenza dell’animale in sé a determinare l’impatto sul caregiver, quanto piuttosto il contesto relazionale in cui essa si inserisce: un buon legame con l’assistito può trasformare un impegno aggiuntivo in una fonte di senso e soddisfazione, mentre in assenza di tale legame l’animale rischia di rappresentare un ulteriore elemento di sovraccarico.

Va inoltre considerato che la scelta del tipo di animale incide significativamente sul carico assistenziale: ad esempio, un cane richiede generalmente un impegno maggiore (uscite quotidiane, maggiore interazione e gestione), mentre un gatto comporta in media un carico gestionale più contenuto. Questa differenza può influenzare ulteriormente la percezione di burden e la sostenibilità dell’assistenza.

I partecipanti di un altro studio hanno evidenziato come la presenza di un animale domestico possa avere effetti sia positivi sia negativi sulla relazione di caregiving: da un lato, l’animale può rappresentare un facilitatore relazionale, offrendo uno spunto di conversazione e contribuendo a creare un clima più disteso; dall’altro, può diventare motivo di tensione o disaccordo, in particolare nel contesto dell’assistenza a lungo termine a domicilio (Reniers et al., 2023).

Pet therapy vs pet ownership

Diversi dal pet ownership sono invece gli interventi strutturati di Pet therapy (Animal-Assisted Interventions, AAI). La letteratura scientifica considera questi due ambiti distinti per obiettivi, modalità e livello di evidenza.

La pet therapy (AAI) consiste in interventi pianificati e supervisionati da professionisti, in cui l’animale è parte integrante di un percorso terapeutico con obiettivi specifici (riabilitativi, psicologici o sociali).

Dal punto di vista delle evidenze scientifiche, la letteratura è più ampia e solida per la pet therapy rispetto alla pet ownership, soprattutto nella popolazione anziana. Revisioni sistematiche e meta-analisi indicano che le AAI possono produrre benefici significativi in specifici contesti clinici, in particolare:
demenza (riduzione di agitazione e disturbi comportamentali),
depressione e ansia,
isolamento sociale negli anziani istituzionalizzati
(Bert et al., 2016; Yakimicki et al., 2019).

Tuttavia, anche in questo ambito, gli autori sottolineano una certa eterogeneità metodologica e la necessità di studi più rigorosi.

Riferimenti bibliografici

Bert, F., Gualano, M. R., Camussi, E., Pieve, G., Voglino, G., & Siliquini, R. (2016). Animal assisted intervention: A systematic review of benefits and risks. European Journal of Integrative Medicine, 8(5), 695–706.

Bibbo, J. (2016). Caring for a pet in the context of caregiving: The moderating role of caregiver–care recipient relationship quality. University of Missouri.

Curl, A. L., Bibbo, J., & Johnson, R. A. (2016). Dog walking, the human–animal bond and older adults’ physical health. The Gerontologist, 57(5), 930–939. https://doi.org/10.1093/geront/gnw051

Harvard Health Publishing. (2016). The health benefits and risks of pet ownership. Harvard Medical School. https://www.health.harvard.edu

Pinquart, M., & Sörensen, S. (2011). Spouses, adult children, and children-in-law as caregivers of older adults: A meta-analytic comparison. Psychology and Aging, 26(1), 1–14.

Raina, P., Waltner-Toews, D., Bonnett, B., Woodward, C., & Abernathy, T. (1999). Influence of companion animals on the physical and psychological health of older people: An analysis of a one-year longitudinal study. Journal of the American Geriatrics Society, 47(3), 323–329.

Reniers, P. W. A., Leontjevas, R., Declercq, I. J. N., Enders-Slegers, M. J., Gerritsen, D. L., & Hediger, K. (2023). The roles of pets in long-term care at home: A qualitative study. BMC Geriatrics, 23(1), 702. https://doi.org/10.1186/s12877-023-04416-w

Sarkar, A., & De Roos, A. (2023). Pet ownership and physical activity in older adults: Cross-sectional analyses. Journal of Aging and Longevity, 3(2), 142–152. https://doi.org/10.3390/jal3020011

Westgarth, C., & Christley, R. M. (2017). Pet ownership, health and ageing: A review of evidence. Preventive Veterinary Medicine, 138, 19–25. https://doi.org/10.1016/j.prevetmed.2016.11.013

Yang, Y., Liu, H., & Shyu, Y. (2014). Caregiver–care recipient relationship quality and caregiver burden in older adults. Journal of Advanced Nursing.

Yakimicki, M. L., Edwards, N. E., Richards, E., & Beck, A. M. (2019). Animal-assisted intervention and dementia: A systematic review. Clinical Nursing Research, 28(1), 9–29.